Petrolifera Adriatica, per i gestori ex Esso il Tribunale competente è quello di Brescia

Due pronunce della Cassazione danno ragione al retista

Prosegue il contenzioso sull’applicazione dell’accordo di colore Esso tra Petrolifera Adriatica e i gestori dei punti vendita a marchio Esso che il retista ha acquistato nell’ambito dell’operazione “modello grossista”. La Corte di Cassazione ha infatti stabilito con due ordinanze di inizio anno pubblicate a fine giugno che il foro competente per regolare al questione non è il Tribunale di Roma (dove ha sede Esso Italiana) ma quello di Brescia (dove ha sede Petrolifera Adriatica).

Secondo il retista, dunque, pur occupandosi la Suprema corte “di questioni inerenti l’incompetenza del giudice adito dai ricorrenti, ha incidentalmente deciso sulla infondatezza delle pretese di quest’ultimi dei quali, quelli che hanno già conseguito dei pagamenti in forza di provvedimenti di giudici di primo grado, saranno tenuti alla restituzione”.

In una nota, Petrolifera Adriatica fa riferimento alle “aspettative date da Faib, Fegica, Figisc in varie occasioni ed in particolar modo con il comunicato congiunto del 18 febbraio più noto come la ‘dolce sconfitta’” (v. Staffetta 19/02/18). In quell’occasione il Tribunale di Roma dichiarò infondato il ricorso cautelare promosso dalle tre federazioni dei gestori per assenza di legittimazione. Alla pronuncia fecero seguita una serie di ricorsi da parte di singoli gestori per l’applicazione dell’accordo di colore Esso, alcuni dei quali accolti (v. Staffetta 19/03/19).

Petrolifera Adriatica sottolinea la “chiara vittoria giudiziaria che pone fine a tutti i contenziosi incardinati presso il Tribunale di Roma” e ricorda di avere “fino ad oggi ha tentato di evitare ovvero risolvere i contenziosi significando ai gestori (per il tramite dei propri rappresentati sindacali) la piena disponibilità a soluzioni bonarie fino ad oggi reiteratamente respinte”, restando “ancora fiduciosa che si possano definitivamente appianare le controversie nel rispetto degli interessi e diritti delle parti e, soprattutto, nella consapevolezza che tutto ciò che la stessa poteva offrire senza mettere a rischio le sorti della società dal punto di vista economico-finanziario, lo ha fatto”.

Secondo la società, questa è “un’ennesima occasione, per le Federazioni, di fare un’ulteriore riflessione ed intraprendere una diversa visione di approccio in un contesto in cui i vecchi cliché di contrapposizione sono metodi sempre meno percorribili in un settore che necessita di soluzioni tangibili ed immediate piuttosto che di proclami che spesso restano solamente tali, in uno scenario economico in cui ciascuno è stato chiamato ad adattarsi ad un contesto in costante cambiamento”.